L’ansia è uno stato d’animo normale, utile e con una funzione protettiva.
Di fronte a degli eventi che richiedono il nostro impegno, l’ansia ci attiva, ci tiene in allerta, vigile e attenta, ci prepara ad affrontare con il massimo della nostra concentrazione quell’evento. Senza un buon livello d’ansia non ci prepareremo adeguatamente per quell’esame, quel colloquio, quella gara perché non avremmo quel pensiero e pre-occupazione rivolta al futuro.
In altre situazioni invece può essere considerata patologica per il livelli di gravità e per la durata prolungata dei suoi sintomi, la loro manifestazione eccessiva rispetto alla fonte di stress e, infine, l’effetto deleterio che producono sulla sfera relazionale e professionale della persona. Quando l’ansia diventa eccessiva la persona comincia ad evitare le situazioni difficili per la paura di fare brutte figure o per la paura stessa di provare i sintomi dell’ansia. In questo modo comincerà a fare sempre meno cose e a prendere sempre meno decisioni, sentendosi intrappolata in una spirale negativa.

L’ansia si manifesta diversamente da persona a persona, ma in genere le sue caratteristiche sono:
- Pensieri ansiosi (farò una figuraccia, non sarò all’altezza, mi sentirò male…)
- Emozioni ansiose (paura, timore, ansia)
- Sensazioni corporee alterate (tensione muscolare, respirazione veloce, battito cardiaco accelerato, sudorazione profusa, sensazioni di svenimento, vertigini…)
- Comportamenti alterati (agitazione, aumento/diminuzione appetito, evitamento di certe situazioni…).
Quando l’ansia diventa eccessiva e persistente (più di 6 mesi) tanto da incidere sulla qualità di vita della persona, si parla di disturbi d’ansia. I disturbi d’ansia categorizzati dal DSM-5 con la relativa prevalenza nella popolazione generale (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali 5 edizione; American Psychiatric Association, 2013) sono:
- Disturbo d’ansia di separazione (bambini: 4%; adolescenti: 1,6%) ansia eccessiva al momento di lasciare la propria casa o di separarsi da persone a cui è particolarmente attaccato (es. genitori, fratelli)
- Mutismo selettivo (tra 0,03 – 1%) incapacità di parlare in alcuni contesti sociali a causa del forte stato emotivo legato all’ansia, nonostante lo sviluppo e la comprensione del linguaggio siano nella norma.
- Disturbo d'ansia generalizzato (0,4 – 3,6%): persistente e diffuso stato di preoccupazione e ansia, eccessivo rispetto alle circostanze. Riguarda numerosi eventi e situazioni, per questo è definita generalizzata.
- Fobia specifica (6%) paura o ansia marcata verso un oggetto o verso situazioni specifiche (esempio animali, aereo)
- Disturbo d’ansia sociale (2,3%) intensa e persistente paura di affrontare le situazioni in cui si è esposti alla presenza e al giudizio altrui, per il timore di mostrarsi imbarazzato, di apparire incapace e ridicolo e di agire in modo inopportuno e umiliante.
- Disturbo di panico (2.3%) ricorrenti attacchi di panico con continua paura dei successivi attacchi. Tale paura porta a limitazione nella propria autonomia.
- Agorafobia (1,7%) si temono le situazioni in cui è difficile scappare o ricevere soccorso nel caso di un attacco di panico. Le situazioni più evitate sono: uscire da soli o stare a casa da soli; guidare o viaggiare in automobile; frequentare luoghi affollati come mercati o concerti; prendere l’autobus o l’aeroplano.
INTERVENTO PSICOLOGICO
Tra i trattamenti psicologici la Terapia Cognitivo Comportamentale si è dimostrata la più valida nella cura dei disturbi d’ansia. Ogni disturbo d’ansia ha diverse modalità e tecniche per essere affrontato. In generale il terapeuta aiuterà il paziente a conoscere e riconoscere l’ansia patologica e i suoi sintomi fisici, a interrompere il ciclo di tensione crescente attraverso l’individuazione dei pensieri ansiosi e l’insegnamento delle tecniche cognitivo-comportamentali per contrastarli. Vengono inoltre insegnate tecniche di rilassamento e di corretta respirazione, anche con utilizzo del biofeeback, efficaci per diminuire le sensazioni fisiche dell’ansia.